Quando la scrittura è relazione

Quando la scrittura è relazione

Ci sono dei momenti della vita che sono delle svolte e ce ne accorgiamo proprio mentre accadono. Il mio viaggio in Sicilia alla Fratelli Damiano ne è stato un clamoroso esempio, ma prima dico perché ci sono andata. Mariateresa Licata, donna del marketing e delle vendite, mi ha chiesto di raggiungerli per parlare di scrittura e relazione, di risposte via e-mail ai clienti (interni ed esterni), insomma di tutto ciò che una scrittura semplice, chiara e rispettosa dell’altro può fare per migliorare i rapporti e favorire l’intesa. Il paradiso, insomma (per me!).

Ma, come succede tutte le volte in cui vivi intensamente ogni momento e percepisci ciò che accade con il corpo tutto, il lavoro non è mai solo lavoro. Da quando sono tornata, un pezzetto dei miei pensieri è perennemente lì che fa e disfa il cubo magico. Mi si sono scombinate le carte, ho cambiato per qualche giorno prospettiva, ho scoperto sintonie con persone mai viste né conosciute prima e mi trovo a interrogarmi su quanto certe sicurezze siano inopportune, per la verità. Ad esempio, vivere al Nord in una grande città è davvero meglio che vivere al Sud in un luogo in cui la sera si va a correre sulla spiaggia, si mangia la pizza guardando il mare, si lavora per un’azienda che ha delle potenzialità incredibili e dove le condizioni sociali permettono di crescere i figli in una comunità sana?

Una volta di più, dopo la bella esperienza di Kristalia nella quale ho toccato temi simili, ho potuto constatare che la scrittura è un pretesto, un punto di ingresso per arrivare a parlare e ad agire dinamiche di relazione sottili e complesse che riguardano come noi ci percepiamo in azienda, come ci rapportiamo verso i nostri colleghi, come impostiamo il nostro rapporto con fornitori e clienti.

Io trovo ogni volta più stupefacente il potere che hanno le parole di far venire fuori il non detto: sembra quasi una contraddizione in termini, vero? Le parole fanno da cavatappi a quei sentimenti, a quelle emozioni e, anche, tanto, a quei pregiudizi e preconcetti che risiedono silenziosi dentro i nostri gesti di scrittura quotidiana. Frasi buttate lì come “ma io non scrivo ai clienti, scrivo solo ai miei colleghi” rendono evidente e deflagrante quanto sotto le parole che usiamo ci sia in realtà tutto ciò che pensiamo di noi e degli altri.

È la magia che si crea ogni volta in aula a farmi credere che non è per caso che mi cerchino aziende piccole, ma solide, guidate con mano saggia e decisa, con la visione di un futuro che non è più (o non è mai stato) la ripetizione con successo del presente. Sono le aziende che (esattamente come me) si interrogano tutti i giorni; sono le aziende che considerano le loro persone come soggetti da non prendere un tanto al chilo, che si ingegnano per capire come aiutarle a lavorare con quell’“ingaggio emotivo” che fa la differenza tra il lavorare per e il lavorare con.

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La Fratelli Damiano produce frutta secca bio, buona da far venire il deliquio: so che cosa dico visto che nel volo di ritorno tra Catania e Torino Caselle mi sono fatta fuori un pacchetto di mandorle tostate con la nonchalance di una che mangia caramelle. Ma ci sono anche pistacchi, nocciole, arachidi e anacardi. Si trova a Torrenova, in provincia di Messina ed esporta l’85% della sua produzione.

Leggendo un articolo di Milano Finanza, qualche giorno dopo che Mariateresa mi ha contattata, ho scoperto che la Damiano è tra le prime quaranta delle 485 aziende italiane che “crescono più della media, puntano all’estero e hanno una solidità patrimoniale invidiabile”. È anche tra le 31 aziende italiane selezionate nel 2014 da Elite Borsa italiana per seguire un percorso che alla fine può prevedere la quotazione in borsa.

Tanto per dire, eh.

foto di Marco Borgna