Il livore sotto le parole

Ho letto il commento di Mafe al pezzo scritto da Paolo Attivissimo su Agenda digitale (Per favore, non chiamateli nativi digitali) e sono andata a leggere subito l’articolo in questione. Mi suonava livoroso, allora l’ho preso e l’ho messo sotto il mio personale microscopio: ho scoperto qua e là tante (troppe) generalizzazioni. Un po’ come quelle che non sopportiamo più: “non esistono più le mezze stagioni” e “sul bus i giovani non lasciano il posto alle vecchiette”. Tutte le mancanze in fatto di conoscenza informatica dei ragazzi di oggi sono le stesse che io ho da sempre, anche se sono nata (tanto) tempo prima di tutti quei giovani smanettoni e anche se sono sposata con un programmatore che invece apre e smonta tutto.

Poi ho fatto una prova: ho sparso un po’ di inchiostro (metaforico) sul testo e ho tamponato il tutto con la carta assorbente (sempre metaforica). Quando l’ho rigirata per vedere il risultato, ho scoperto che rimanevano incollate queste parole:

i cosiddetti “nativi digitali”; I genitori di questi nativi li contemplano spesso estasiati, ammirando la naturalezza con la quale maneggiano i dispositivi digitali, come se vedessero Mozart al clavicembalo; chi è cresciuto sbrodolando omogeneizzati sul touchscreen… e sicuri che basti dare ai loro virgulti un iCoso; Se solo sapessero; È un bell’esempio di come ragionano i “nativi digitali”; ghetto mentale; non hanno la più pallida idea di come funzionino realmente i dispositivi che usano; Si scambiano foto intime; si fidano delle promesse di privacy di Facebook; non sanno riconoscere una pagina di login fasulla guardandone l’URL (e non chiamatelo URL, se non volete che vi guardino basiti); sono accecati dalla lucentezza dello specchio scuro nel quale questi “nativi” si riflettono per una media di tre ore al giorno: lo schermo del telefonino e del tablet; Non stiamo semplicemente crescendo una generazione di falsi nativi digitali, che non hanno una reale competenza informatica; per loro Tor è un personaggio della Marvel; E in questo contesto affidare un tablet a un’adolescente non farà di lei un’informatica provetta, esattamente come rinchiuderla tante ore in garage non la trasformerà in un’automobile; Facebook per molti utenti è l’unico sito visitato, tanto da essere per molti sinonimo e sostituto integrale di Internet; Il parco pubblico è stato sostituito dal centro commerciale; La mia preoccupazione è che tutto questo non crea nativi digitali. Crea polli di batteria.

Ecco perché il testo mi suonava livoroso. Non aiuta a ragionare né a capire, colpevolizza e basta.

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