foto di Antonia Galvagna per post di Annamaria Anelli: Scrivere semplice non vuol dire indossare una vestaglia

Scrivere semplice, ma senza la vestaglia

Stanotte pensavo che sono circa dieci anni che vado in giro a portare la lieta novella dello scrivere semplice. È diventata anche un po’ una missione? Forse sì, ma per ora non fondo una setta e mi faccio pagare per parlarne 🙂

Per me scrivere semplice ha a che fare con l’eleganza di un capo di ottima qualità, e tra un po’ ti spiego cosa voglio dire.

Scrivere semplice? Da noi non si può

Stanotte pensavo anche alle frasi che mi sono sentita ripetere allo sfinimento, sia nelle pubbliche amministrazioni sia nelle aziende: “non sono io che devo abbassarmi, ma è il cittadino che deve elevarsi”; “da noi non si può proprio scrivere semplice perché ci rivolgiamo a Banca d’Italia”; “se mi mettessi a scrivere semplice di sicuro perderei di autorità agli occhi di chi mi legge”; “da noi non si può semplificare perché la materia che trattiamo è unica”; “nel nostro ordine professionale la scrittura elaborata è un tratto distintivo, tanto non è il cliente che deve capire, ma la controparte”; “certe menate sono il risultato del fatto che stiamo troppo tempo su Facebook”.

Queste sono solo alcune, ma, alla bisogna, te ne potrei fornire un campionario ricco e aggiornato. Pare che consigliare i modi più rapidi per imparare a scrivere semplice e quindi più efficace, con l’obiettivo di facilitare la vita di chi legge, sia disdicevole.

Read my lips, tesoro

Se mi ritrovassi davanti, qui e adesso, l’esercito di persone che in aula o durante una consulenza mi ha elargito le frasi qua sopra alla stregua di strabilianti perle di inaudita saggezza, cosa direi? Direi così: “read my lips, tesoro: io non mi stanco, lo farai prima tu”.

Miriam Bertoli, che non amo mai abbastanza, qualche anno fa ha trovato per me una definizione che stanotte mi ha rischiarata di luce diretta. Mi ha scritto, e poi detto, che sono la sua fata cowboy con un filo di perle. Mai mai mai definizione mi sembra meglio cucita addosso a come mi sento io nel mio lavoro.

Immaginami così, come una Plain Jane (che Calamity era un’altra) con indosso: un paio di jeans di una bella stoffa compatta, con un leggero accenno di zampa di elefante; un paio di anfibi neri, che gli stivali con la punta e la stelletta dei cowboy mi danno fastidio ai piedi; una camicia blu carta da zucchero-aumentato (cioè più blu della normale carta da zucchero, ma non troppo), leggermente sciancrata e plissettata; un filo di perle (quelle di mia mamma) oppure un girocollo in acciaio opaco con un ciondolo-pietra tenuto stretto. Il cappello da pistolera no, che non mi sta bene.

Parole semplici come vestiti raffinati

I jeans di una bella stoffa compatta sono le frasi essenziali, risolte e chiare del testo che scrivi; la zampetta di elefante il piacevole accento di serena e sorridente cortesia che adoperi per non essere secca e troppo impositiva.

Gli anfibi neri sono la precisione chirurgica con cui dai istruzioni o indicazioni operative che devono essere comprese subito e che quindi fanno del mix di parole semplici, concrete e tecniche (qb) il Santo Graal della scrittura tecnica, scientifica, informativa in generale.

La camicia blu-aumentato è l’evidenza di certe parole-chiave che attirano l’attenzione concentrata di chi legge aiutandolo a trovare l’uscita in maniera rapida. L’accostamento di plissettatura e acciao è quell’accento di personalità che metti nei saluti finali, quasi come la mano che si porge ferma e distesa alla diva del cinema che sta scendendo dal vaporetto in laguna.

Tutto questo per dire che la semplicità non ha la vestaglia slabbrata e le ciabatte vissute, ma l’eleganza discreta, che si nota senza essere esibita, di un capo raffinato nella sua essenzialità. La semplicità è eleganza, l’eleganza è classe e arrivarci è un magnifico viaggio in vaporetto, mentre le gocce d’acqua ti lambiscono appena e il sole ti scalda senza invadere.

La semplicità è una delle Lezioni americane  di Italo Calvino che amo di più.

Foto di Antonia Galvagna

 

2 commenti

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  1. Troppe persone pensano che semplicità sia sinonimo di banalità: un concetto che abbiamo introiettato a scuola quando per stupire la prof cercavamo parole elaborate e spesso vuote per definire cose e sentimenti concreti che così diventavano vino annacquato. Buon lavoro Anna, grazie per quello che fai.

    • Grazie Francesca, so che approvi 🙂 Buon lavoro anche a te, il ringraziamento è reciproco!