Post sulla COmunicazione efficace: i feedback - Annamaria Anelli

Comunicazione efficace: i feedback

Questa è la prima di cinque puntate nelle quali galoppo attraverso le basi della comunicazione efficace e ripasso alcuni concetti, udite udite, dei tempi dell’università: te le ricordi le massime della comunicazione di Paul Grice? E il concetto di “faccia” di Erving Goffman? Ah lo so, tempi andati! Però certi argomenti sono ancora utilissimi.

In questa prima puntata il feedback all’interno della comunicazione interpersonale: parte tutto di lì.

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Che cosa c’è alla base di una comunicazione efficace? Quali sono le caratteristiche di uno scambio comunicativo che funziona? Ad esempio la lettura dei feedback provenienti da chi ci ascolta.

Nella comunicazione interpersonale insieme alle informazioni (il contenuto) inviamo tutta una serie di segnali non verbali come l’espressione del viso, il movimento del corpo, il modo in cui guardiamo il nostro interlocutore e così via.

Questi segnali servono al nostro destinatario per capire come la pensiamo noi su questo tema, quanto ci sta a cuore e quindi anche quanto siamo disponibili ad accettare eventuali feedback non proprio positivi. Tutti segnali utilissimi che utilizzerà (nella maggioranza dei casi) per risponderci in maniera costruttiva e non distruttiva, cioè facendo attenzione alla nostra sensibilità.

Se alle nostre parole la reazione del nostro destinatario è del tipo “giusto, anche io avrei detto così”, noi ci sentiamo bene e andiamo avanti a raccontarci e a confrontarci, fornendogli a nostra volta feedback positivi e incoraggianti.

Se il nostro destinatario ci invia feedback negativi, del tipo: “ma che cosa stai dicendo?”, di solito tentiamo di venirgli incontro cercando una qualche forma di accordo, oppure possiamo fargli capire che non siamo disponibili, su quell’argomento, ad accettare idee diverse dalle nostre. In questo caso il feedback che noi gli inviamo è negativo e lo disincentiverà a continuare.

In sostanza, per produrre una comunicazione efficace, cioè per raggiungere i nostri obiettivi, di solito ci sintonizziamo sul nostro interlocutore e così lui o lei fa con noi. E gli obiettivi possono essere i più disparati: far aderire qualcuno alla nostra causa, trovare l’accordo durante una riunione di condominio, convincere un adolescente a venire ancora una volta in vacanza con noi.

La comunicazione interpersonale, quindi, si basa su un continuo gioco di rimandi che serve a mantenerla sui binari scorrevoli della collaborazione. Una collaborazione che porta alla creazione di un senso condiviso delle cose, delle situazioni, del mondo.

Che cosa vuol dire collaborare lo scopriamo la prossima volta. Con Paul Grice.

foto di Marco Borgna

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