Riscrivere: 5 passi con trucchetto

Riscrivere: 5 passi con trucchetto

Nel mio post precedente dicevo che aiutare qualcuno a ripensare il testo che ha scritto per renderlo più a misura di lettore è un processo delicato, perché bisogna vincere qualche resistenza. L’esempio era quello di Federica, l’ex avvocata che aspira a diventare magistrata: lei conosce benissimo la sua materia, ma ha difficoltà a dare uno schema semplice e una forma leggibile e comprensibile ai temi che deve scrivere per il concorso.

In questo post ti racconto come ho fatto a vincere le sue resistenze e a convincerla che la strada era una: né aggiustare né fare modifiche su modifiche, ma riscrivere tutto.

Se elimini il caso specifico (Federica) e inserisci la situazione in cui ti trovi o potresti trovarti tu seguendo un tuo cliente, puoi applicare questo processo con ottimi risultati. Sono sicura 🙂

Un processo, 5 passi (e dentro un trucchetto)

1. Leggere ad alta voce

Questo non è sempre un bel momento, lo ammetto. Perché un conto è leggere silenziosamente nella propria testa, un conto è sentire le proprie parole lette da qualcun altro. Un qualcuno che non è innamorato delle nostre idee come noi, che non si raccapezza nei nostri periodi lunghissimi e che gode (come nel mio caso) nell’usare l’intonazione giusta per far apparire il testo sciatto e senza personalità. Però questo è un passaggio fondamentale per rendersi conto che certi periodi proprio non fluiscono, che nel nostro testo ci sono degli inciampi, che certe parole messe una accanto all’altra provocano parecchio fastidio (la comunicazione dell’effrazione ha lo stesso suono delle unghie sulla lavagna, per capirci).

Output: rendersi consapevoli che quando scriviamo dobbiamo pensare a come facilitare la lettura e la comprensione di chi ci legge. Scrivere pensando a chi legge.

2. Capire qual è l’obiettivo del testo

“Che cosa volevi dire con questo testo? Dimmelo con parole tue: io qui volevo dire che…”, ho chiesto a Federica. Anche questo non è sempre un bel momento. Ma ormai è chiaro che un po’ di scombussolamento ci vuole, se si vuole uscire dal loop della noiosa pratica quotidiana della scrittura per tirare a campare. Chiarirsi qual era l’obiettivo del nostro scritto è utile perché di solito porta allo scoperto che o era confuso (mi sembrava di dover spiegare che, ma poi ho capito che e alla fine ho detto che) o era fuori misura: se gli obiettivi di un tema di tre pagine sono 5 (come nel caso di Federica) qualcosa non funziona. L’obiettivo è meglio che sia uno e che tutto il sistema concorra ad argomentarlo.

Output: rendersi consapevoli che prima di scrivere dobbiamo interrogarci sul perché vogliamo/dobbiamo scrivere il nostro testo. Scrivere pensando all’obiettivo.

3. Capire qual è la struttura del testo

Altro tasto dolente perché, spesso, scriviamo senza dare un ordine preciso agli argomenti, ma buttiamo giù “come ci viene”: questo soprattutto quando siamo sicuri della nostra materia (come nel caso di Federica). Quindi niente scaletta o mappa mentale e una frase dietro l’altra.

La struttura invece è fondamentale perché:

  • ci permette di argomentare con chiarezza
  • ci evita di perderci dei pezzi per strada
  • ci evita di sbrodolare su alcuni temi e andare troppo veloci su altri.

Insomma: niente obiettivo del testo -> niente struttura (un male tira l’altro, come le ciliegie).

Output: rendersi consapevoli che, una volta stabilito l’obiettivo, dobbiamo disporre gli argomenti secondo un criterio. Scrivere seguendo una struttura.

4. Scrivere l’abstract invisibile (trucchetto)

Questo punto dipende direttamente da quello precedente. Se ho stabilito l’obiettivo del mio testo (in questo scritto voglio parlare di … soffermandomi soprattutto su…), ho dato una struttura ai miei argomenti (prima spiego questo, poi entro nel particolare, poi aggiungo un esempio e chiudo ribadendo che…), bisogna che mi crei un punto di appoggio, un’àncora.

Quella a piramide rovesciata è spesso la struttura degli argomenti più efficace perché pone al primo posto la tesi/il punto importante/la notizia e lascia l’approfondimento ai paragrafi successivi. Si trova sui giornali; si usa per informare, comunicare, spiegare. Di solito non si adopera nel caso dei testi persuasivi, cioè quelli in cui vogliamo arrivare a convincere chi ci legge di una nostra idea. In questi casi la ciliegina la lasciamo per la fine. Di solito non ne vogliono sentir parlare gli avvocati perché ritengono che svelare subito il colpevole (appunto) bruci l’interesse di chi ascolta/legge e nuoccia alla portata persuasiva dell’argomentazione (di solito questa è la tesi degli avvocati penalisti, coi civilisti se ne può discutere).

Io ho trovato un ottimo compromesso che, nel caso di Federica, ha poi funzionato alla grande: scrivere l’abstract e alla fine del tema cancellarlo. Niente di più semplice.

Ho suggerito a Federica di scrivere subito che cosa vuole sostenere con il suo tema e su quali punti si appoggerà la sua argomentazione. Questo abstract aiuta a non perdersi durante lo svolgimento: questa cosa che sto scrivendo c’entra con ciò che ho promesso all’inizio? Se parlo di questo, rispetto il mio obiettivo? Se scrivo questo qui e non dopo, svirgolo la mia struttura degli argomenti o sostituisco semplicemente un punto con un altro?

Alla fine del tema, quando tutto è a posto, il testo scorre e tutti i punti sono stati toccati, l’abstract sparisce. Ma non sparisce l’ordine che Federica ha dato, una volta per tutte, al testo.

E sono sicura che arriverà un tempo in cui l’abstract lo si lascerà e se ne gioveranno tutti: chi scrive per non perdere la bussola e chi legge per avere subito la chiave di lettura del testo.

Output: rendersi consapevoli che avere una guida ci serve per non tenere il timone dritto. Scrivere aiutandosi con qualcosa di concreto.

5. Esercitarsi (non da soli, all’inizio!)

Questo è l’ultimo punto, ma forse è quello più importante. Per imparare a scrivere in maniera più chiara occorre scrivere e riscrivere lo stesso testo tante volte, con la supervisione e l’incoraggiamento di qualcuno che, ogni volta, ti spiega dove sei stato prolisso, dove potevi essere meno contorto e, soprattutto, ti fornisce un’alternativa. Con Federica è andata così: lei riscriveva uno dei temi, me lo spediva, io lo studiavo, fornivo le mie proposte di riscrittura di alcuni pezzi e insieme, su skype, discutevamo sul risultato.

La sfida era quella di riscrivere in maniera più semplice e chiara, ma salvaguardare al massimo il contenuto tecnico. Quindi certi tecnicismi restavano, certo, ma la maggior parte delle parole usate solo perché auliche o altisonanti sparivano come neve al sole. Così come l’attorcigliamento sintattico che sostituivamo sistematicamente con frasi più brevi. Così come i verbi passivi che per magia diventavano attivi.

Output: rendersi consapevoli che scrivere in maniera più chiara è un processo lento, ma inesorabile. Scrivere pensando che scrivere è sempre, molto, riscrivere.

foto di Marco Borgna