Le parole che spingono a creare storie ed Elena Boschi (uno)

Le parole che spingono a creare storie ed Elena Boschi (uno)

Ci sono certi testi, certi discorsi, certe affermazioni che sono efficaci non perché contengono contenuti interessanti o originali, ma perché sono costruiti in modo da lasciare spazio a chi li ascolta o a chi li legge.

Costui o costei riempie lo spazio con propri significati, valori ed esperienze e compartecipa così alla costruzione del testo nella sua interezza. È una cosa che il nostro cervello fa in automatico: di default costruisce storie là dove trova elementi sparsi e ne riconosce una più o meno reale congruenza.

Questa tendenza a riempire i vuoti ce la portiamo sempre in giro e la applichiamo quotidianamente: ogni volta che diciamo che abbiamo capito anche se non è così, che ci è chiaro anche se non lo è, ogni volta che ascoltiamo o leggiamo e in automatico cerchiamo il modo di ricondurre le parole dentro una cornice di significato. Insomma, magari non è proprio tutto lampante, ma ci diamo da fare perché lo diventi: se al puzzle manca la coroncina, una scarpetta e un pezzo della zucca-cocchio, capiamo comunque benissimo che si tratta di Cenerentola, no?

Semplificando un po’, il principio di cooperazione di Grice è ciò che ci aiuta a vivere con gli altri senza aver bisogno, per capire e quindi agire, di leggere o ascoltare solo frasi corrette, coese e coerenti; la nostra tendenza e riempire i buchi e a trovare nessi ci trasforma in autentici creatori di storie.

La pubblicità se ne serve per guidarci a comprare i prodotti e gli sceneggiatori per farci passare ore meravigliose in un cinema buio o davanti a una serie TV da sballo, ad esempio.

Ma anche la politica ne può sfruttare le potenzialità quando vuole trasformarci in coautori di un testo (in senso ampio del termine), cioè farci assumere parte delle responsabilità che di solito preferiamo ribaltare del tutto sulle spalle di chi abbiamo, più o meno, eletto. Quando ci chiede di partecipare alla creazione di un significato più alto che poi ci impegni a crederci un po’ tutti quanti.

Proprio riflettendo su questo, ho analizzato il contenuto di un brevissimo video (di un po’ di tempo fa) in cui la ministra Maria Elena Boschi risponde alle domande dei giornalisti su un tema di certo non nuovo: il disaccordo interno al PD a proposito delle riforme del lavoro e dell’articolo 18 in particolare.

La neurolinguistica ci dice che l’uso studiato di parole generiche, la mancanza di riferimenti, l’eliminazione dei soggetti e gli accostamenti arbitrari di causa ed effetto fanno in modo che sia chi ascolta il discorso a ricontestualizzare, creare link di significato, dare senso e coerenza a ciò che ascolta. In base a ciò che pensa, fa e, soprattutto, desidera.

Nel discorso che ho analizzato Elena Boschi usa espressamente questi meccanismi linguistici o è un puro caso? Quello che so per certo è che noi tutti, lì dove abbiamo la possibilità di mettere del nostro, lo mettiamo. Il detto “offri un dito e ti prendono il braccio” è perfetto: ci dicono qualche parola vaga, vediamo qualche immagine e subito ci mettiamo a scrivere una sceneggiatura.

Per questo i film ci piacciono tanto: perché un pezzo ce lo scrivono, un pezzo lo creiamo noi.

Naturalmente bisogna poi misurare l’efficacia di un discorso come quello della ministra sul target diretto (compagni di partito) e su quello indiretto (italiani che votano). Ma su questo ci vorrebbe un capitolo a parte 🙂

Visto che scrivere in maniera lineare avrebbe fatto sembrare il mio post un saggio noioso, ho pensato di mostrarvi i miei appunti e ho inserito sotto a ogni tavola la versione alternativa. Cioè le parole che avrebbe potuto dire la ministra se avesse voluto essere precisa e puntuale e rispecchiare i pensieri che in quel momento probabilmente le vorticavano in testa.

Dopo le mie tavole finisce la prima puntata. Qui c’è la seconda.

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Tutto quello che dico lo dico con spirito da entomologo che sta classificando le ali di una farfalla, non so che cosa pensasse davvero la ministra Boschi (chiaro).

La neurolinguistica è una “roba” meravigliosa e la auguro un po’ a tutti 🙂 Se vi va di approfondire, qui potete scaricare gratis uno dei libri migliori che è stato scritto in Italia sul rapporto tra neurolinguistica e scrittura (La magia della scrittura).

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Testo originale tratto dal video

(clicca per ingrandire) Testo originale tratto dal video

Uno

(clicca per ingrandire) Miei appunti – 1

Dice: vogliamo tutti che il nostro Paese vada avanti, entri nel futuro: le riforme lo permetteranno, quindi le portiamo avanti con convinzione.

Avrebbe potuto dire: cari compagni di partito, la riforma del mercato del lavoro non la molliamo nemmeno morti.

Miei appunti - Due

(clicca per ingrandire) Miei appunti – 2

Dice: ammettiamo che nel PD alcuni non sono d’accordo con ciò che proponiamo, ma, quando serve, serriamo i ranghi.

Avrebbe potuto dire: tutti a dire no! Non se ne può più, davvero.

(clicca per ingrandire) Miei appunti - Tre

(clicca per ingrandire) Miei appunti – 3

Dice: rimanere uniti è ciò che ci hanno chiesto per anni i dirigenti nel nostro partito, facciamo vedere che abbiamo capito.

Avrebbe potuto dire: rimanere uniti è quello che ci riesce peggio perché proprio non siamo abituati, preferiamo farci la guerra e affondarci a vicenda, come l’esperienza dimostra. #ecchecavolo.

(clicca per ingrandire) Miei appunti - Quattro

(clicca per ingrandire) Miei appunti – 4

Dice: noi tutti vogliamo il bene del Paese e ciò che cerchiamo di fare ha solo questo obiettivo.

Avrebbe potuto dire: noi cerchiamo di fare quello che possiamo, c***o, ma se continuate a metterci il bastone fra le ruote tutto è lungo, dilaniante, combattuto.

(clicca per ingrandire) Miei appunti - 5

(clicca per ingrandire) Miei appunti – 5

Dice: quello che cerchiamo di fare riguarda, certo, anche il mondo del lavoro e a noi piacerebbe abbattere le barricate tra lavorator e datori di lavoro.

Avrebbe potuto dire: siamo stufi di continuare ad attorcigliarci attorno alle vecchie questioni di lotta, classi sociali e capitale; vorremmo metterla su un piano diverso, tanto per cambiare. E andare avanti. #ecchecavolo

Qui la seconda parte.

foto di Marco Borgna