Non di sole parole

515_2 Matteo Pericoli

Non me lo sono inventato io che si fa un ottimo storytelling anche senza parole, ma ne ho sottomano un esempio bellissimo. Si tratta delle finestre. Sì, le finestre. Avete mai provato a capire perché c’è quella tal finestra di casa che vi piace tanto? O perché, se lavorate in un ufficio, quella finestra lì vi ispira e quando la fissate vi parla? No, non è che sentite le voci, ma gli occhi posati su di essa trovano le risposte o, ancora meglio, vi aiutano a farvi le giuste domande.

Ecco, Matteo Pericoli ha studiato proprio questo “potere”. Ha iniziato disegnando la finestra che se avesse potuto si sarebbe portato via quando ha cambiato casa a New York (prima di trasferirsi a Torino) e poi ha continuato con le finestre di alcuni scrittori in giro per il mondo e il panorama che da esse si vede. Non è diventato un nomade delle finestre, si è fatto spedire le foto e i commenti degli scrittori e poi, con pazienza e costanza, prove ed errori, le ha disegnate.

Matteo Pericoli, “Windows of the world – 50 writers, 50 views”

Quando ho visto appese le stampe originali mi è preso un sottile brivido: come era possibile leggere così tante storie e non avere davanti nemmeno una parola? O meglio, molte finestre sono corredate dal commento dei proprietari, ma, quando guardi quei disegni così puliti, rispettosi, presenti ma mai ingombranti capisci che ci sono “anche” le parole.

Matteo ha disegnato finestre di scrittori famosi come quella sul Bosforo di Pamuk, ma anche quelle di scrittori che non conosci e che non ti importa di conoscere perché ti sembra bello anche solo poter poggiare gli occhi su ciò che vedono loro.

E poi pensi alla tua finestra preferita e cerchi di capire che cosa ci vedi tu. Magari è il pezzo di uno spettacolare muro di mattoni vecchi che nasconde il traffico cittadino, magari è quella pianta che speri si dimentichino di potare e che ti prende per mano stagione dopo stagione. O è lo stendino perpetuo sul balcone della casa di fronte.

Io la prova l’ho fatta. Matteo è stato mio insegnante alla Scuola Holden in un fine settimana memorabile. Eravamo dieci a frequentare “Fondamenta 2012-2013” e, se guardiamo indietro, è stato lui, che è arrivato alla fine, ad aiutarci a rileggere tutto il percorso fatto in quei nove mesi.

Il suo sorriso e la sua voce delicata ma decisa mi hanno messa di fronte al fatto che prendere una matita in mano per disegnare una finestra poteva essere angosciante quanto buttarsi con un elastico da un ponte.

[Questo è un altro dei grandi segreti che la scuola italiana ci dovrà svelare: perché alla maggior parte di noi non piace la matematica e fa paura disegnare?]

Matteo è uno di quei (pochi) insegnanti che ti accompagnano, ma non fanno per te; che ti motivano, ma non ti tolgono la sedia da sotto quando sei quasi arrivato. Sempre lì a prestarti il suo tratto amico quando guardi matita e gomma come fossero forchetta e coltello e tu avessi tre anni.

Io lo so che è difficile da credere, ma questa l’ho disegnata in quel fine settimana, senza aver quasi mai preso in mano la matita, prima.

Viste. 9 racconti dalla finestra

Viste. 9 racconti dalla finestra – Annamaria Anelli

Traballante e piena di errori, ma mia.

Mentre scrivo mi sto accorgendo che se non fossi incappata in quel modo accogliente di Matteo di mostrarti come si aggirano certe paure, non avrei trovato il coraggio di avvicinarmi alle mappe mentali di Roberta Buzzacchino, alla scrittura a mano di Monica Dengo, allo sketchnoting di Sara Seravalle e soprattutto non le avrei incontrate.

Unisco i puntini e scopro che, in realtà, la vera fortuna è non avere paura di imboccare strade poco note. Dietro l’angolo, o al di là di una finestra, puoi trovare non pensate parti di te. Ma che tu non le abbia ancora pensate non significa che non siano lì ad aspettarti.

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Matteo Pericoli, Windows of the World, Penguin.

Per chi fosse interessato ad approfondire, qui c’è l’articolo che ne parla.

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