Archive for: agosto, 2014

Eroe e Mamma: archetipi ribaltati nel mondo che cambia

Eroe e Mamma: archetipi ribaltati nel mondo che cambia

Maleficent è stato un punto di non ritorno: da lì in poi forse mi aspetto che tutti gli archetipi, prima o poi, piano o forte, vengano sovvertiti. Che sia stata Malefica e non un insulso principe-ragazzino arrivato da chissà dove a risvegliare la bella addormentata per me è stata l’apoteosi. Il potere delle donne che scelgono una via non facile, delle mamme (biologiche o meno) che mettono da parte tutto per un amore definitivo verso figli che magari mai si risveglieranno e mai capiranno il sacrificio supremo: quello fatto in silenzio e che non usa i sensi di colpa per avere ragione.

Con il seienne e la novenne abbiamo appena visto Dragon trainer 2: essendo noi una famiglia amante dei draghi (pensare che ci piace anche quello tremendo ma un po’ ciarliero de “La Maledizione di Smaugh”), non potevamo sottrarci.

A differenza di Maleficent, dove i cattivi non sono proprio cattivi o se lo sono c’è un perché, in Dragon trainer 2 i cattivi sono decisamente cattivi, i buoni tremendamente buoni e i bambini tirano un sospiro di sollievo: insomma, il mondo gira sempre per il verso giusto.

L’Eroe è un ragazzino ventenne senza una gamba che se ne infischia allegramente del proprio handicap: ha ideato un complicato meccanismo che aziona lui stesso e che gli consente di mettere, togliere e spostare il suo arto senza problema alcuno. Ma quando mai l’eroe non è straordinariamente figo fino a essere paragonato a un semidio? In questa storia è così: i bambini lo vedono sfrecciare in cielo in sella alla sua Furia Buia (tipo di drago), facendo acrobazie degne dei moderni eroi che si cimentano in imprese pazzesche sotto l’occhio fisso di una GoPro (e degli sponsor).

Sovvertimento dell’archetipo dell’eroe perfetto e invincibile: si possono fare grandi cose nella vita, bambini, anche se si ha un handicap evidente o anche se non si corrisponde al canone estetico imperante.

Comunque, è un eroe molto eroe, coraggioso anche se con qualche momento di tremarella nei confronti di un destino che sembra gli vogliano cucire addosso senza chiedere il suo parere (deve prendere il posto del padre a capo del villaggio).

Risponde al Richiamo all’Avventura di impeto e con tutto il coraggio dei suoi anni e il Mentore che sancisce ufficialmente la partenza del suo viaggio è speciale, molto speciale: è la madre (di questo ne parliamo dopo, però), che lui non vede da 20 anni.

Il suo Oggetto del desiderio, utile a riportare l’equilibrio nel mondo in cui ha sempre vissuto e che adesso è in pericolo, è la messa in pratica di un ideale: fare in modo che uomini e draghi convivano in pace, aiutandosi e non facendosi più la guerra.

L’Attraversamento della soglia, che gli consente il passaggio dal mondo ordinario a quello straordinario, dell’avventura, è esplicito, quasi didascalico: un muro di nuvole spessissimo che lo proietta in un non-luogo riparato da enormi getti di ghiaccio, inaccessibile a occhi ignari.

I Test che deve affrontare per essere degno di rimanere (vivo) in questo mondo sono prove di coraggio, certo, ma anche di tolleranza, di rispetto per le diversità, di salvaguardia dei perseguitati (rimando sottile ai nostri problemi quotidiani).

L’arrivo al riparo-Approccio al covo segreto dell’Anti Eroe (un cattivo cattivo, diventato così per ragioni che spiega molto chiaramente lui stesso) è seguito da una Prova che l’Eroe perde nel peggiore dei modi (ma non dico come).

Di fronte a questo grande divario tra le sue aspettative e ciò che succede in realtà, l’Eroe si fa forza e decide di combattere facendo appello al tutto per tutto che in questo caso è l’espediente più improbabile: cioè l’energia espressa dall’inconsapevolezza della gioventù e dalla volontà di non sottoporsi a regole decise da altri. Parliamo di draghetti giovani che non si fanno assoggettare dalle Forze antagoniste (l’Anti Eroe e il suo potentissimo aiutante) in quanto non riconoscono quei meccanismi mentali e sociali ai quali tutti quanti, da adulti, ci pieghiamo scordandoci della follia e della fame insite nella gioventù.

L’Eroe alla fine vince la Grande Prova sconfiggendo l’Anti Eroe e il suo aiutante e liberando finalmente tutti i draghi dal giogo nel quale erano caduti: la Ricompensa è la riconquista del suo Aiutante principale (la Furia Buia) che diventa la guida riconosciuta di tutti i draghi.

Nella Strada del ritorno (solo simbolica perchè la Grande Prova si svolge già nel suo villaggio di origine) l’Eroe conquista il rispetto degli abitanti e dei draghi e la Sanzione positiva, sdoppiata, è di nuovo didascalica:

  • è la vecchia-maga del villaggio che lo nomina ufficialmente Capo del villaggio (la tradizione e i valori ancestrali che passano le insegne del potere da una generazione all’altra);
  • anche se qui non c’è un Destinante a concedergli la mano della principessa, l’Eroe dà il primo bacio “da adulto” a quella che sarà la sua futura compagna (matrimonio che consentirà il perpetuarsi dei valori della comunità).

E l’oggetto del desiderio? Pienamente conquistato: l’Eroe torna al mondo ordinario dove la convivenza pacifica tra uomini e draghi può continuare e può estendersi al resto delle terre conosciute.

Infine due parole sulle donne della storia.

  1. la ragazza che è chiaro sposerà il protagonista è della stessa matrice di Merida, protagonista di “Ribelle – The Brave”, quindi ribelle, coraggiosa e capopopolo. Penso sia ormai finita l’era delle fanciulle da salvare e che rincorrono l’idea delle nozze.
  2. la figura della madre è il più grande ribaltamento archetipico della storia: l’Eroe non vede la madre da vent’anni perché, alla sua nascita, nella scelta tra accettazione dei valori dominanti (guerra totale ai draghi) + figlio o perseguimento dei propri ideali (convivenza pacifica con i draghi) + perdita del figlio, lei decide per la seconda opzione. Quindi si allontana volontariamente dal focolare domestico, abbandona marito e figlioletto per seguire ciò che ha nel cuore: va a vivere in una comunità che raccoglie tutti i draghi in circolazione, compresi i cacciati e feriti, non dando più notizie di sé.

Quando il figlio, l’Eroe, la ritrova, non la odia né la punisce con i sensi di colpa (come lei si aspetta) perché è in grado di capire che gli ideali che hanno spinto lei a quella decisione sono gli stessi che hanno fatto sì che lui disobbedisse al proprio padre e si facesse fagocitare dall’avventura.

Sì, certo, tutto semplice e lineare per essere compreso dai bambini, ma i cambiamenti, quelli piccoli e nascosti tra un volo di drago e l’altro, sono quelli che fanno quello che devono fare: lavorare nell’immaginario delle nuove generazioni e abituarle a capire che guardando le cose da un altro punto di vista, il mondo cambia.

Foto: http://www.1freewallpapers.com/how-to-train-your-dragon-2-banner/it