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La fortuna è saperla riconoscere

Il mio rapporto con le parole scritte è molto cambiato ultimamente, perché sono io che sono cambiata, o meglio, che sto cambiando.

Quando mi sono innamorata della scrittura? Di certo sui banchi di scuola, con i temi e l’incredibile attrazione del foglio bianco. Negli anni dell’università buio totale: e chi ha mai scritto, fino alla tesi?

Poi c’è stato il tuffo nella scrittura astrusa, astratta, fuffosa in risposta ai bandi europei, poi il lavoro a bottega con quella essenziale e chiara “per forza” alla base della formazione a distanza, poi c’è stato l’incontro e il successivo matrimonio d’amore con il plain language che non mi stanco di predicare (e mettere in pratica) aula dopo aula e lavoro dopo lavoro.

Il salto in quella narrativa una volta tornata per un momento sui banchi di scuola, poi l’approfondimento di quella utile sul web e, ultimamente, la virata verso il sodalizio parola+disegno grazie alle mappe mentali.

A guardarla così, è una progressione che mi dà le vertigini. Vado per accumulazione, non c’è una forma di scrittura che esclude l’altra (bé, quella fuffosa non la pratico più neanche sotto tortura), né una può manifestarsi senza l’altra. È un conglomerarsi di materia, un accrescimento di potenzialità, un fluire di “senso” da una all’altra che, alla fine, lascia un sedimento straordinario: una scrittura per trovarsi.

La mia personale epifania di questo concetto l’ho avuta sabato 21 giugno, durante il corso #scriviamoamano con Monica Dengo. A un certo punto della giornata, Monica ci ha fatto provare a scrivere in un corsivo diverso, in modo da non badare alla leggibilità ma alla bellezza del tratto: tecnicamente abbiamo usato le legature lunghe tra una lettera e l’altra (cliccando l’immagine qui sotto si può capire bene).

legature lunghe2

(dal libro di Monica Dengo Scrivere a mano libera, 2007) (clicca per ingrandire)

Io non ci riuscivo, poi Monica, con tutta la sua grazia intensa e concentrata, mi ha preso la matita di mano e mi ha mostrato: tratto calcato per la lettera, tratto leggero per la legatura, tratto calcato per la lettera, tratto leggero per la legatura e così via, fino a trovare il ritmo.

Mi sono messa di impegno e ho provato a copiare meccanicamente, ma non riuscivo a capire fino a dove dovesse arrivare la legatura, quanto fosse necessario tenerla prima di passare alla lettera successiva. La mia ricerca è andata avanti fino a che mi sono accorta di un effetto stranissimo: lettera calcata, ok, il tempo di disegnarla; legatura leggera lunga… lunga tanto quanto il respiro!

Mi sono accorta che la mia mano, sorretta dal polso, fermava la legatura con ritmo costante e che quel ritmo era dato dal respiro! Era il respiro che guidava il gesto, il corpo che si impossessava del tratto sottraendolo alla scelta razionale.

Posso confessare che mi sono venute le lacrime? È quel tipo di momento che ti fa capire quanto le cose arrivino al momento opportuno. È straordinario quando senti che la tua ricerca è giusta, quando percepisci che mente e cuore sono d’accordissimo (per una volta!!!) con ciò che stai facendo.

Io ho capito che in questi mesi sono alla ricerca, ed è bellissimo. Non so dove “mi sto portando” o forse lo intuisco, ma so che ha a che fare con la scrittura per trovarsi. Io mi sono trovata (o almeno mi sono vista per un momento) proprio nel momento in cui ho mollato la presa e ho perso il controllo.

Il respiro si è impossessato del gesto estetico della mano come per rivendicare la, almeno momentanea, superiorità del corpo (con i suoi ritmi) sulla fatica del contenuto. Ecco, forse è il momento di dire che la scrittura per me sta diventando un mezzo, non è più solo un fine.

Io lo dico qui e lo ripeto tutte le volte che serve: sono una “ragazza” fortunata. Lavoro con la materia più interessante del mondo e che mi dà più piacere. Sono fortunata e anche no, se devo essere sincera. Non è forse il caso che noi donne-mamme-lavoratrici (e ci metto anche freelance) incominciamo a pensare che il caso o la fortuna c’entrino fino a un certo punto?

Certo, tutto può iniziare con un incontro fortuito o con una circostanza inaspettata, ma poi è la perseveranza, il fiuto, la voglia mai stanca di provare e ricominciare che ci fa avanzare.

Forse, la fortuna è davvero quello che mi ha ripetuto tante volte uno dei miei maestri: la fortuna è saperla riconoscere.