Vedermi srotolata su una mappa mentale

Essere freelance significa (anche) che dopo un po’ inizi a sentire le spine del bisogno di cambiare che ti pungono la schiena. Sto leggendo, studiando e facendo molte domande, che per una volta riguardano me.

Ho chiesto ad alcune delle persone con le quali ho lavorato in passato di descrivere con parole e aggettivi che cosa pensavano (o ancora pensano) di me. Quali parole useresti per descrivermi? Quali aggettivi? Perché mi consiglieresti a un cliente? Che cosa dovrei migliorare?

Ieri, “Manu” mi ha risposto con questa mappa mentale. Non sono caduta dalla sedia perché ero seduta per terra, ma devo dire che in un niente ho capito due cose.

La prima è che devo smetterla di dare per scontato che tutti ragionino in maniera lineare, per scalette. Ringrazio ancora Roberta Buzzacchino per lo splendido sabato romano nel quale mi ha aperto l’orizzonte delle mappe mentali. Non è stato solo che cosa ci ha spiegato, ma come lo ha fatto. Solo ieri, però, ho avuto davanti agli occhi la ricaduta pratica dei suoi discorsi sul passaggio dalla scrittura lineare a quella radiale.

“Manu” è stata la mia capo progetto per tanti anni. Più giovane di me, ma già ben avviata in azienda, aveva (e ha) un self control invidiabile, indispensabile per muoversi in un contesto grande, complicato e dalle letture multiple come quello in cui lavora. Si districava (e penso lo faccia ancora) tra responsabili, direttori e a.d. con calma e serenità, spiegando e illustrando. Quando andavamo insieme a discutere di un nuovo progetto, avevo sempre un motivo in più per ammirarla. Lei smussava i miei ardori, contestualizzava le mie domande, dava una cornice razionale alle improvvise folgorazioni. Mi è venuto spontaneo chiederle che cosa ci trovasse in una come me, che partiva a bomba.

In questa ricerca di me mi sono preparata domande, chiavi di lettura, quadranti… pronta a decodificare parole e aggettivi. E pensavo di fare lo stesso anche con le sue parole e i suoi aggettivi.

Nella sua mappa mentale “Manu” ha fatto direttamente lei la decodifica e ha srotolato davanti ai miei occhi le aree di miglioramento. Ha aggiunto componenti valoriali là dove non le avevo esplicitate, ha declinato elementi caratteriali là dove io avevo usato espressioni con poca personalità dentro. Il tutto con un’ottima padronanza del ragionamento radiale. Il tutto sfruttando a suo e a mio vantaggio l’elemento visivo.

La seconda cosa che ho capito è che se le aziende (soprattutto quelle grandi) iniziano a capire e a valorizzare le competenze delle loro persone non fermandosi alla declaratoria ufficiale ma facendo domande e chiedendo pareri, possono scoprire tesori nascosti.

Grazie “Manu”.

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