Archive for: aprile, 2014

Personal Branding in mappa

In questo periodo mi sto esercitando sulle mappe mentali. Questa è relativa alla prima parte del libro di Luigi Centenaro e Tommaso Sorchiotti “Personal Branding”. Naturalmente non c’è tutto, ci sono solo le cose che mi ero appuntata in maniera lineare (insomma i semplici vecchi appunti). Anche il punto di vista è il mio, non quello degli autori: infatti è “liberamente tratto da…”.

Secondo me, la versione radiale (mappa) è decisamente più efficace di quella lineare (appunti).

(clicca sull’immagine per ingrandire)

Personal Branding

Il passaggio da uno scritto lineare a uno radiale è forse la strada più semplice: hai tutto lì, devi operare di sintesi, focalizzare e visualizzare. Prima o poi voglio mettermi alla prova prendendo appunti direttamente con una mappa mentale. Roberta Buzzacchino sostiene che ci vuole solo tanta pratica. Solo. Grazie maestra 🙂

Vedermi srotolata su una mappa mentale

Essere freelance significa (anche) che dopo un po’ inizi a sentire le spine del bisogno di cambiare che ti pungono la schiena. Sto leggendo, studiando e facendo molte domande, che per una volta riguardano me.

Ho chiesto ad alcune delle persone con le quali ho lavorato in passato di descrivere con parole e aggettivi che cosa pensavano (o ancora pensano) di me. Quali parole useresti per descrivermi? Quali aggettivi? Perché mi consiglieresti a un cliente? Che cosa dovrei migliorare?

Ieri, “Manu” mi ha risposto con questa mappa mentale. Non sono caduta dalla sedia perché ero seduta per terra, ma devo dire che in un niente ho capito due cose.

La prima è che devo smetterla di dare per scontato che tutti ragionino in maniera lineare, per scalette. Ringrazio ancora Roberta Buzzacchino per lo splendido sabato romano nel quale mi ha aperto l’orizzonte delle mappe mentali. Non è stato solo che cosa ci ha spiegato, ma come lo ha fatto. Solo ieri, però, ho avuto davanti agli occhi la ricaduta pratica dei suoi discorsi sul passaggio dalla scrittura lineare a quella radiale.

“Manu” è stata la mia capo progetto per tanti anni. Più giovane di me, ma già ben avviata in azienda, aveva (e ha) un self control invidiabile, indispensabile per muoversi in un contesto grande, complicato e dalle letture multiple come quello in cui lavora. Si districava (e penso lo faccia ancora) tra responsabili, direttori e a.d. con calma e serenità, spiegando e illustrando. Quando andavamo insieme a discutere di un nuovo progetto, avevo sempre un motivo in più per ammirarla. Lei smussava i miei ardori, contestualizzava le mie domande, dava una cornice razionale alle improvvise folgorazioni. Mi è venuto spontaneo chiederle che cosa ci trovasse in una come me, che partiva a bomba.

In questa ricerca di me mi sono preparata domande, chiavi di lettura, quadranti… pronta a decodificare parole e aggettivi. E pensavo di fare lo stesso anche con le sue parole e i suoi aggettivi.

Nella sua mappa mentale “Manu” ha fatto direttamente lei la decodifica e ha srotolato davanti ai miei occhi le aree di miglioramento. Ha aggiunto componenti valoriali là dove non le avevo esplicitate, ha declinato elementi caratteriali là dove io avevo usato espressioni con poca personalità dentro. Il tutto con un’ottima padronanza del ragionamento radiale. Il tutto sfruttando a suo e a mio vantaggio l’elemento visivo.

La seconda cosa che ho capito è che se le aziende (soprattutto quelle grandi) iniziano a capire e a valorizzare le competenze delle loro persone non fermandosi alla declaratoria ufficiale ma facendo domande e chiedendo pareri, possono scoprire tesori nascosti.

Grazie “Manu”.

A una certa ora c’è scritto “CHIUSO”

Allora, la questione della “reperibilità” dei freelance è cosa poco nuova. Siamo free quindi è giusto rispondere a richieste di lavoro che arrivano al mattino presto mentre litighi con il latte versato del piccolo e stai facendo la coda alla grande? Oppure di sera quando sei così stanca che piangeresti e sai che hai ancora un milione di cose che ti aspettano prima di spegnere la luce?

Io concordo (ma mi ci sono voluti anni!) con l’ottimo post di @RiccardoE, dopo le 18 e 30 c’è scritto chiuso.

Concordo non perché faccio come quelli ai quali cade la penna appena l’orologio segna le diciassette. Concordo perché ho bisogno di riacquistare una qualità del mio tempo che sento di aver perso.

Per me è un vero strazio rispondere a un messaggio o a una mail di lavoro in orari dedicati di solito ai compiti di mamma [ore 7 e 20 <ci sentiamo un attimo?>]. Perché sono presa tra il senso di colpa che mi nasce spontaneo se non corro subito e il senso di colpa opposto se corro e mollo lì la grande che sta ripetendo l’homo habilis… Questa non è vita sana.

Io non retrocedo di un millimetro sulla qualità di ciò che faccio, sulla puntualità, sulla precisione, sull’attenzione alla relazione con le persone, ma non posso più passare il mio tempo a sentirmi inadempiente in un campo o nell’altro.

Sarà una caratteristica femminile? Sarà l’ennesimo peso sulle spalle di una mamma o (spero) di un papà? Forse.

O forse sarà che questi tempi non ci devono far infilare un coltello tra i denti né metterci nella condizione di dire sempre di sì.

Chi dice che occorre imparare a dire “no” ha ragione. Per me, santo-subito.