Il mondo che vorrei come stimolo a farmi scegliere

Ho amato questo post sul personal branding attraverso la scrittura fin dalla prima riga: grazie ad Alessandro che me l’ha segnalato e a Serenella che l’ha scritto.

Meditato sulle lettere di quanti si autocandidano a un posto, a una posizione, a uno stage contiene indicazioni utili a tutti quanti noi quando scriviamo e non ci accorgiamo che dalle parole che usiamo passa ciò che (davvero) siamo.

Allora, l’assunto da cui parte Serenella è che la lettera di motivazione che alleghiamo al nostro cv è un delicato strumento di self branding: attraverso come e cosa scriviamo, cioè, ispiriamo la mente del selezionatore.

Il verbo ispirare è mio – Serenella parla di “capacità di far nascere nella mente del selezionatore una ragione per sceglierci” – e lo uso perché credo fermamente che questa “capacità” corrisponda a un momento creativo. È l’istante in cui chi legge riempie lo spazio lasciato da chi scrive, lo popola di ciò che pensa e di ciò che preferisce: è il momento in cui insieme co-creano un mondo possibile. Al colloquio, poi, se avrà le gambe per andare avanti, quel mondo fatto di immagini, credenze, valori (e pregiudizi) diventerà concreto, altrimenti sparirà nel cassetto dei mondi improbabili.

Se scrivi male la tua lettera di motivazione, comunichi male e ti fai un pessimo servizio, dice a ragione Serenella, perché la capacità di scrivere continua a essere molto importante nel mondo del lavoro (e per fortuna!).

Io sono d’accordo e rincaro la dose: fai un pessimo servizio a te, ma dai una mano niente male a chi ti seleziona. Se scrivi male, sei sciatto, non dai valore aggiunto, invece del momento di co-creazone, alimenterai un momento di distacco in cui tu prenderai una strada e chi ti seleziona un’altra. Risparmio di tempo, soldi ed energia.

Serenella afferma con forza che, molto più spesso di quello che pensiamo, dalle lettere di motivazione che scriviamo emergono, in realtà, solo lamentele. Scegliamo di parlare di ciò che non vogliamo invece di dire ciò che davvero vogliamo.

Questo credo sia il cuore di tutto il discorso: invece di mettere tutta la legna sul fuoco che alimenta il mio mondo possibile, decido di soffiare sul fumo delle mie esperienze negative e di spedirlo diritto negli occhi di chi mi legge. Quando faccio così? Quando racconto di non essere stato capito, di non aver trovato un ambiente in cui poter lavorare, di non aver potuto esprimere il mio potenziale perché la scuola, il mondo del lavoro, gli altri non me l’hanno permesso… Sì, va bene, dov’è la soluzione?, chiede Serenella.

Se ci pensiamo bene, non succede solo nelle lettere di motivazione. Quante volte riceviamo e-mail, comunicazioni, telefonate, racconti che sono solo la somma di problemi? Noi leggiamo o ascoltiamo e “scorriamo” alla ricerca del punto in cui c’è il cambio di marcia, il momento in cui l’eroe sottomesso si ribella, prende la spada e la conficca tra gli occhi del drago. Quanto rimaniamo delusi di vedere che questo momento non arriva mail?

Verissimo: ci sono momenti un cui è difficile prendere la spada, dei momenti in cui la spada non la si vede nemmeno, in cui ci si sente messi lì in un angolo con gli occhi di tutti (o di nessuno) addosso. Però è anche vero che si tratta di momenti e che questi momenti si impara a farli durare il meno possibile, focalizzandosi sulle parole che contengono fiducia e alimentando la nostra piccola quotidiana dose di profezia che si autoadempie.

Se deve essere una lettera che motiva a scegliermi, che quello sia: raccontando (anche a me stessa) quello che voglio proprio tanto, pennellando a tinte nitide il mondo che mi piacerebbe costruire, sto già iniziando a viverci dentro.

2 commenti

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  1. Grazie Annamaria per il valore che hai aggiunto al post e al tema. L’immagine che dai dell’eroe sottomesso che tutti in cuor nostro vorremmo sinceramente trovasse la forza di ribellarsi, prendendo la spada e conficcandola tra gli occhi del drago, è potente e bellissima! Che sia di guida ai tanti che cercano oggi di raccontarsi con passione.