Che cos’è un’ID? (1)

Quando dico che faccio l’Instructional Designer (I.D.) le reazioni sono: sorriso (cosa scusa?), risata (con le maiuscole, addirittura! – si notano anche nel parlato), silenzio (scusa, sai, ma il mio inglese…). Allora correggo il tiro e dico che faccio la progettista di corsi online (ah, ok).

Ho imparato questo mestiere a bottega, nel lontano 2001, in Isvor Fiat (cioè l’ex scuola di formazione manageriale del Gruppo Fiat), lavorando a stretto contatto con una ex professoressa di filosofia che si è riciclata e ha fatto dell’ingegneria didattica la sua nuova veste professionale.

Adesso ci sono dei master per imparare a fare i progettisti, dei libri, però credo che l’esperienza sul campo sia una parte fondamentale. Alcune competenze le puoi acquisire solo misurandoti quotidianamente con capi progetto, clienti, grafici, sviluppatori, amministratori di piattaforma e quanti – a vario titolo – proiettano la loro ombra sullo schermo del tuo computer.

Adoro fare l’ID perché è un mestiere in cui i disturbi della personalità sono prerequisiti professionali! Un momento sei seduta a parlare con un progettista di cambio automatizzato (chiedetemi tutto) e quello dopo stai progettando come far fruire la legge sui reati societari a una piccola società. E poi stai immaginando una piccola console multifunzione per il sito dell’orientamento scolastico di una qualche Provincia e sei mesi dopo ti affanni a valutarne il tracking.

Ho scoperto che siamo per la maggior parte donne a fare questo lavoro, e tutte libere professioniste, che è un modo elegante per dire precarie. E quindi è chiaro, non faccio solo l’ID, ma quando lo faccio son contenta.

Tratto (e modificato) da Piacere, faccio l’I.D., “Ribàltàti e contenti – per un uso non ordinario dell’umorismo, Centopagine, 2012. Per gentile concessione della Palestra della scrittura)