Archive for: settembre, 2013

Esempio di vita da ID (5)

Facciamo insieme la progettazione delle tre unità del corso e scrivo, costantemente certificata da lui, la prima bozza di storyboard. “Lui” è il contenutista, chiaro, l’argomento è il “Testo Unico” sulla sicurezza. Il corso va a tutti, proprio a tutti, compreso l’ad.

“Lui” gongola ed elargisce sorrisi a pieni denti. Il lavoro è stato lungo e tormentato, mi soddisfa perché la metafora formativa che ho scelto regge. Naturalmente alla presentazione al Grande Capo non sono invitata e già immagino chi sarà il protagonista dell’evento… ma non immagino giusto: “Lui” va, inizia a presentare e quasi da subito il Grande Capo non si ritrova, nel senso che non ritrova le proprie parole. Che cosa avevamo combinato?

Il mio espertone fa l’unica cosa che sa fare: mi butta la responsabilità addosso. La telefonata alla mia responsabile parte immediata. E la telefonata della mia responsabile a me arriva puntuale. E la mia mail al Grande Capo in persona non tarda nemmeno un’ora:

Gentile Dott. Nome e Cognome,

facendo seguito alla sua telefonata alla mia responsabile, le invio la scansione dei documenti autografi del Dott. Tizio Caio che ha progettato con me, fin dall’inizio, le tre unità. La ringrazio per avermi dato l’opportunità di lavorare proficuamente con un esperto di contenuti così disponibile a lavorare a quattro mani, sempre e comunque. E la ringrazio anche per le indicazioni iniziali che aveva dato al Dott. Caio, sono state per noi molto preziose.

In attesa di un suo gentile riscontro, la saluto.

Nella realtà non ho scritto questa mail: l’ho composta decine di volte nella mia testa, con sentimenti che andavano dal viola pugno in un occhio, al sangue coltellatina nella pancia, passando per il grigio-azzurro assideramento da frigorifero chiuso dal di fuori.

Adesso che vedo quelle parole una in fila all’altra e so che qualcuno le leggerà sono finalmente in pace: la storia è chiusa e il colore è bordeaux variegato all’amarena.

Tratto (e modificato) da Piacere, faccio l’I.D., “Ribàltàti e contenti – per un uso non ordinario dell’umorismo”, Centopagine, 2012. Per gentile concessione della Palestra della scrittura)

L’ID, gli esperti di contenuto e il sorriso (4)

Quindi i contenutisti possono essere consapevoli, inconsapevoli, troppo consapevoli.

I consapevoli sono dei resistenti poco resistenti. Sono consci della loro autorità in materia e del prestigio che godono in azienda, sono “riporti” autonomi e davvero oberati di lavoro. Non capiscono (solo) a che cosa servi tu: forse a colorare gli sfondi e a mettere qua e là le margherite? Spiegato che mazzo ti devi fare tu con le loro perle di saggezza levano le transenne e ti fanno passare. L’umorismo con loro deve essere appena appena accennato: autorità vs autorità, autoconsapevolezza vs autoconsapevolezza. Tu accenni una battuta di cooptazione, che fa tanto “comunità” di eletti, e loro ti vengono dietro tranquilli.

Gli inconsapevoli sono davvero una lagna: insicuri, indifesi, esposti ai venti dei capi, non sono mai dei veri “riporti”, ma degli accessori d’azienda. Sono dei resistenti “vorrei, ma non posso”: proprio non possono, perché non sanno. L’umorismo a fior di labbra con loro non funziona, temono agguati anche lì. Con loro serve il sorriso ristrutturante: passiamo dal non sapere in due alla co-costruzione del sapere. Non è vero che non sanno, ma non sanno di sapere, e così il lavoro di maieutica qui è lungo e durissimo. Alla fine funziona.

I troppo consapevoli sono i peggiori: pieni di se stessi, sono “riporti” subdoli, perché cercano sempre e comunque di farsi belli alle spalle degli altri. Loro, il sorriso ce l’hanno sempre stampato sulle labbra, ma per mostrare i canini, non per metterti a tuo agio. Sono resistenti che si oppongono fieramente a tutti i tuoi tentativi di condurre il gioco: comandano loro! L’unica cosa da fare è munirsi di sorriso interiore e cambiare prospettiva, diventare alleati per raggiungere una meta comune.

Tratto (e modificato) da Piacere, faccio l’I.D., “Ribàltàti e contenti – per un uso non ordinario dell’umorismo”, Centopagine, 2012. Per gentile concessione della Palestra della scrittura)

L’ID e gli esperti di contenuto (3)

L’ID, esperta dei processi di apprendimento degli adulti, è una metodologa, non una tuttologa: può realizzare indifferentemente un corso on line sulle slitte della Lapponia, sugli adempimenti di legge previsti dal D.lgs. 231, sulla tinta di capelli più in voga tra le dive di Hollywood, ma non può farlo da sola. Per arrivare allo storyboard deve appoggiarsi a un contenutista, ovverosia a uno che su quella materia è riconosciuto come esperto.

Quando sono scelti dal cliente all’interno della propria azienda, gli esperti possono essere di tre categorie: consapevoli, inconsapevoli, troppo consapevoli.

I consapevoli sono degli stra-fighi: sanno davvero tutto sul contenuto che dovrebbero metterti a disposizione; gli inconsapevoli sono degli stra-sfigati che non si sapeva cos’altro fargli fare; i troppo consapevoli sono dei palloni gonfiati che credono di sapere tutto e soprattutto sono convinti che chi hanno davanti è scemo (trattandosi di una donna, l’equazione è d’obbligo).

Come ID ho imparato a usare il sorriso come pass-partout, ma a calibrarlo sul mio interlocutore dopo aver tastato per un po’ il terreno e aver capito che tipo di resistente può essere. Perché c’è sempre resistenza all’inizio: a darti credito, a capire che cos’è il tuo lavoro, a “lasciar andare” il suo sapere. Capito questo, è fatta.

Tratto (e modificato) da Piacere, faccio l’I.D., “Ribàltàti e contenti – per un uso non ordinario dell’umorismo”, Centopagine, 2012. Per gentile concessione della Palestra della scrittura)

Che cosa fa, un’ID? (2)

L’ID progetta un corso (o un percorso formativo) destinato a essere fruito online – in parte o completamente – da un numero considerevole di utenti che si collegano a una piattaforma Learning Management System, cioè un sistema integrato che gestisce l’apprendimento a distanza. La piattaforma è lo strumento software nel quale i corsi vengono caricati: permette ai corsi di funzionare, di essere fruiti a distanza dagli utenti che si iscrivono, di essere tracciati.

Il lavoro dell’ID parte dall’analisi dei bisogni del cliente e arriva poco prima della “messa in onda”. Quindi intervista gli esperti di contenuto, raccoglie i materiali (documenti scritti, video, immagini), fa la macro e la micro progettazione, scrive gli storyboard o supporta chi li scrive, collabora con i grafici per l’interfaccia e con gli sviluppatori per l’implementazione software, prepara i test di valutazione dell’apprendimento, testa il corso una volta caricato sulla piattaforma… e poi si ferma lì.

Il cuore di tutto il processo che un’ID deve far funzionare è lo storyboard, che, esattamente come quello del cinema, contiene la sequenza di videate che andranno a costituire il corso finale. Lo storyboard è importantissimo perché è il documento sul quale il cliente compie la propria certificazione dei contenuti e sul quale dà l’ok al concept grafico: si regge sulla conoscenza messa a disposizione dall’esperto di contenuti e sulla sua rielaborazione da parte dell’ID, naturalmente in chiave didattica.

Tratto (e modificato) da Piacere, faccio l’I.D., “Ribàltàti e contenti – per un uso non ordinario dell’umorismo”, Centopagine, 2012. Per gentile concessione della Palestra della scrittura)

Che cos’è un’ID? (1)

Quando dico che faccio l’Instructional Designer (I.D.) le reazioni sono: sorriso (cosa scusa?), risata (con le maiuscole, addirittura! – si notano anche nel parlato), silenzio (scusa, sai, ma il mio inglese…). Allora correggo il tiro e dico che faccio la progettista di corsi online (ah, ok).

Ho imparato questo mestiere a bottega, nel lontano 2001, in Isvor Fiat (cioè l’ex scuola di formazione manageriale del Gruppo Fiat), lavorando a stretto contatto con una ex professoressa di filosofia che si è riciclata e ha fatto dell’ingegneria didattica la sua nuova veste professionale.

Adesso ci sono dei master per imparare a fare i progettisti, dei libri, però credo che l’esperienza sul campo sia una parte fondamentale. Alcune competenze le puoi acquisire solo misurandoti quotidianamente con capi progetto, clienti, grafici, sviluppatori, amministratori di piattaforma e quanti – a vario titolo – proiettano la loro ombra sullo schermo del tuo computer.

Adoro fare l’ID perché è un mestiere in cui i disturbi della personalità sono prerequisiti professionali! Un momento sei seduta a parlare con un progettista di cambio automatizzato (chiedetemi tutto) e quello dopo stai progettando come far fruire la legge sui reati societari a una piccola società. E poi stai immaginando una piccola console multifunzione per il sito dell’orientamento scolastico di una qualche Provincia e sei mesi dopo ti affanni a valutarne il tracking.

Ho scoperto che siamo per la maggior parte donne a fare questo lavoro, e tutte libere professioniste, che è un modo elegante per dire precarie. E quindi è chiaro, non faccio solo l’ID, ma quando lo faccio son contenta.

Tratto (e modificato) da Piacere, faccio l’I.D., “Ribàltàti e contenti – per un uso non ordinario dell’umorismo, Centopagine, 2012. Per gentile concessione della Palestra della scrittura)